Crohn, concentrare gli specialismi e le strutture

I centri per la cura delle malattie intestinali croniche debbono essere concentrati in poche unità, con diversi specialisti operativi ma che non obblighino il paziente ad inseguire diversi approcci specialistici: chirurgo, gastroenterologo, psicologo, nutrizionista …

panciaSe l’economia è la chiave di volta per pensare in termini di cura della salute, l’organizzazione della sanità in funzione delle tecnologie e del know how di cui si dispone sono la chiave di volta per delineare un nuovo assetto per la cura di nuovi scenari per la malattia di Crohn e le altre malattie infiammatorie croniche intestinali.

Il convegno di specialisti organizzato dall’Osservatorio sanità e salute a Palazzo Ferrajoli giovedì 21 gennaio ha indicato decisive soluzioni orientative e regolative.

Nella stessa sede i diversi saperi in medicina si sono confrontati per i loro diversi specialismi. Gian Ludovico Rapaccini, Università Cattolica del Sacro Cuore, ha evidenziato la necessità di disporre di ogni dato epidemiologico, di poter arrivare a una diagnosi precoce, di razionalizzare la spesa con l’osservazione della fenomenologia dell’efficacia dei biosimilari.

La proposta sulla quale si sta lavorando è quella di arrivare a un centro di unificazione sulle terapie per le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). Antonio Gasbarrini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore chiede esplicitamente una sinergia di specialisti per questa patologia affinché sia prevista nei percorsi ordinari di cura.

IL sostegno è arrivato anche da una nota pervenuta da parte del ministro Beatrice Lorenzin che ha teso a coniugare la necessità di una diversa organizzazione sanitaria con l’attualità sulla quale si sta lavorando coi piani nazionali di cronicità.